Aracne all’arcolaio e i miti nascosti di Velàsquez

Aracne all’arcolaio e i miti nascosti di Velàsquez

L’immagine della Margherita all’arcolaio mi ha ricordato un dipinto di Velàsquez, dove questo strumento campeggia proprio in primo piano: l’opera è Le filatrici, dipinta nel 1657 e conservata al Prado di Madrid. Per secoli il dipinto è stato considerato una scena “di genere”: ancora verso la metà del Novecento era intitolato La fabbrica di arazzi di Santa Isabella in Madrid in quanto, proprio in primo piano, un gruppo di donne sono affaccendate nella lavorazione della lana, l’arcolaio sulla sinistra ruota così velocemente che non è possibile distinguerne i raggi, un gatto sonnecchia tra i batuffoli di lana e le ragazze sulla destra avvolgono gomitoli. Siamo proprio in una manifattura di arazzi, sullo sfondo ne scorgiamo alcuni appesi, dalle ricche bordure floreali e dal tema mitologico: il pittore qui cita il Rapimento di Europa di Tiziano, allora nelle collezioni reali di Madrid, per omaggiare il grande maestro italiano che lo aveva preceduto nel favore della corte spagnola.

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Rapimento di Europa,
copia di Rubens da Tiziano,
1628 circa

Un dettaglio però ci invita ad andare oltre alle apparenze per scovare il significato più profondo dell’opera. La filatrice di sinistra sta scostando una grande tenda rossa, mostrando e illuminando quello che avviene sulla “scena”: con il suo  gesto sta aprendo il sipario, ricordandoci che la pittura non è solo rappresentazione della realtà, ma soprattutto finzione. A ben guardare lo sfondo al di là dell’arcata è una sorta di “quadro nel quadro”, un palcoscenico illuminato da uno squarcio di luce (come un moderno occhio di bue?) in cui il pittore mette in scena una vicenda; la prima donna a destra accanto agli arazzi guarda verso lo spettatore, per invitarci a scavare più a fondo nell’immagine. Solo nel 1948 qualcuno ha colto questo invito: lo storico dell’arte Diego Angulo Íñiguez, per la prima volta,  mise in relazione la scena rappresentata con il Mito di Aracne (come, in effetti, questo dipinto era inventariato nel 1664).

Secondo il mito Atena, la dea protettrice delle arti, della tessitura e della filatura, fu sfidata e superata dalla sua stessa allieva, una ragazza della Lidia di nome Aracne, che aveva realizzato degli splendidi tessuti che ritraevano gli amori degli dei (primo tra tutti, il Ratto di Europa). La dea, infuriata per l’affronto, distrusse gli arazzi e, per la disperazione, Aracne si impiccò e fu tramutata in ragno.

Le due protagoniste sono collocate proprio davanti all’arazzo: si scorgono infatti una donna coperta da una lucente armatura e una fanciulla che le sta mostrando le sue opere. Nel gruppo delle filatrici, inoltre, si nasconde un riferimento al mito delle Parche, depositarie della vita umana: in questo modo Velàsquez allude alla capacità dell’arte di “fermare la vita” e celebra il ruolo del pittore, colui che, come Aracne, sfida gli dei con la sua arte, alla ricerca della gloria eterna. Gloria eterna, almeno per Velàsquez, grandemente meritata, vista la capacità di catturarci e farci immergere nella scena, rapiti dai gesti dei personaggi, dai colori vibranti, dai tocchi di luce, che in qualche modo anticipano di secoli impressionismo e puntinismo.

Author

Arianna Mascetti
Dopo la laurea specialistica in storia e critica dell’arte ha frequentato il corso di perfezionamento “Mediazione del patrimonio artistico e intercultura”. Convinta della funzione educativa del patrimonio culturale, attualmente si occupa di progetti finalizzati ad avvicinare il mondo della scuola all’arte e alla storia dei musei e del territorio. Appassionata di storia locale, è guida turistica della provincia di Milano.

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