Arteterapia e metafisica

Arteterapia e metafisica

Nella Villa Seminario vi era un complesso di mezzi di cura svariati, inquadrati in un programma di vita riposante, tranquillamente distratta, tale da consentire la restaurazione ad un sistema nervoso affranto, ed il recupero della serenità attraverso il riposo e lo svago.

G. De Chirico, Ettore e Andromaca, 1917

G. De Chirico, Ettore e Andromaca, 1917

In un precedente articolo Chiara ci ha descritto gli immensi benefici della musica nell’ambito terapeutico, utilissima nel riportare l’equilibrio tra corpo e mente in soggetti disturbati. Anche le arti figurative, così come la musica, sono importanti per questo scopo, tanto che l’arteterapia, come la musicoterapia, viene largamente utilizzata come percorso di appoggio nella cura di differenti patologie. Il secolo scorso ha addirittura visto nascere uno dei suoi movimenti artistici più famosi proprio all’interno di un ospedale psichiatrico: sto parlando della “metafisica”.

Procediamo con ordine. La Villa del Seminario è un’edificio costruito nel 1850 nei dintorni di Ferrara per le vacanze estive dei seminaristi: essa venne data in uso gratuito alla Sanità Militare dall’Arcivescovo e quindi trasformata in ospedale di riserva per i malati nervosi. Le patologie curate al suo interno erano tutte legate all’esperienza di guerra, resa ancora più terribile rispetto ai secoli precedenti per la durissima vita di trincea e la potenza dell’artiglieria. Le scoperte della scuola neuropsichiatrica ferrarese, con a capo il professor Gaetano Boschi, direttore di Villa del Seminario, furono la base per le future ricerche del “disturbo post-traumatico da stress”, studiato a fondo negli ultimi decenni sui veterani delle guerre in Vietnam e in Iraq. Le metodologie di cura sperimentate dall’équipe ferrarese si focalizzarono sul recupero del benessere psicofisico del paziente attraverso diverse attività, quali giochi, esercizi sportivi e lavori manuali, oltre all’elettroterapia, l’idroterapia, la fototerapia o la kinesiterapia.

C. Carrà, La camera incantata, 1917

C. Carrà, La camera incantata, 1917

Nel 1917 erano presenti a Villa del Seminario alcuni pittori, a cui al posto di psicofarmaci vennero dati tela e pennelli: Giorgio De Chirico, Carlo Carrà e Alberto Savinio. Nonostante i germi dell’esperienza metafisica fossero già presenti nelle opere di De Chirico dell’inizio degli anni dieci, il movimento nacque ufficialmente nel 1917, in seguito all’incontro di questo gruppo di artisti, ricoverati presso la Villa. In particolare, le opere di De Chirico e Carrà di questo periodo sono accomunate dalla stessa atmosfera sospesa ed enigmatica: spazi rinchiusi da una scatola prospettica apparentemente realistica, ma a ben guardare deformata, sono popolati da oggetti semplici e d’uso comune, che ci parlano di una realtà che supera l’esperienza sensibile, per caricarsi di significati “altri” oppure, appunto, “metafisci”. Dell’essere umano rimane solo un’ombra lontana: la figura del manichino, che, silenzioso e immobile, compare sul palcoscenico alla pari di qualsiasi altro oggetto. L’influsso della metafisica sugli artisti d’avanguardia europei, in particolar modo i surrealisti, ci viene descritto, con tono pungente, dallo stesso de Chirico:

Cominciarono a batter la grancassa  intorno ai quadri di quel malinconico pseudo pittore che risponde al nome di Salvador Dalì, e che dopo aver scimmiottato Picasso si era messo a scimmiottare i miei quadri metafisici dei quali però non capiva nulla, e certamente non potrebbe capirci nulla un uomo come lui.

Quanto fu determinante per lo sviluppo della metafisca Villa del Seminario? Pensiamo alle sale di un ospedale (ampie, aperte…ma contemporaneamente claustrofobiche) e immaginiamo malati (manichini?) affetti da catatonia, paralisi, perdita della parola o attacchi di panico, che si aggrappano a ricordi di tempi felici per poter superare il momento di crisi e semplici oggetti che, per questo motivo, si caricano di altri significati. Pensiamo ad un gruppo di artisti che reagiscono alle crisi nervose dipingendo e reinterpretando con occhi nuovi la realtà che li circonda. Se consideriamo tutti questi fattori, possiamo facilmente intuire la risposta.

In copertina: G. De Chirico, La torre rossa, 1913

Author

Arianna Mascetti
Dopo la laurea specialistica in storia e critica dell’arte ha frequentato il corso di perfezionamento “Mediazione del patrimonio artistico e intercultura”. Convinta della funzione educativa del patrimonio culturale, attualmente si occupa di progetti finalizzati ad avvicinare il mondo della scuola all’arte e alla storia dei musei e del territorio. Appassionata di storia locale, è guida turistica della provincia di Milano.

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