Le “Carceri d’invenzione” di Giovan Battista Piranesi: anticamera del sublime

Le “Carceri d’invenzione” di Giovan Battista Piranesi: anticamera del sublime

[testimonial image=”” name=”Giovan Battista Piranesi” title=””]

Ho bisogno di grandi idee, e credo che se mi ordinasse il progetto di un nuovo universo, avrei il folle coraggio di intraprenderlo.

[/testimonial]

Nell’ultimo suo articolo sulle “Famiglie spirituali”, Sara ha menzionato un artista molto interessante, ma non particolarmente conosciuto, l’incisore veneziano Giovan Battista Piranesi (Moiano di Mestre – Ve – 1720, Roma 1778). Figlio di uno scalpellino e nipote di un “ingegnere” del Magistero delle acque della Serenissima, apprese il latino e il greco dal fratello, monaco certosino,  e studiò scenografia e incisione presso la bottega di Carlo Zucchi. A vent’anni si recò per la prima volta a Roma e ne rimase profondamente affascinato: non riuscendo ad intraprendere la carriera di architetto (troppo legata alle grandi committenze), si dedicò alle incisioni, con le quali si arricchì notevolmente, tanto da aprire una bottega propria.

Tra le sue splendide raccoltBibiena_Stagesete di incisioni, che hanno indagato soprattutto in ogni dettaglio i fasti delle architetture della Roma antica, nel 1745 pubblicò le Carceri d’invenzione, rimaneggiate poi nella seconda edizione del 1761. Nelle 16 tavole prodotte dall’artista è innegabile il fortissimo legame con le scenografie teatrali a lui contemporanee: sicuramente Piranesi aveva visto personalmente le opere dei Bibiena (immagine a lato), famiglia attiva in tutta Europa, che proponeva spettacolari soluzioni prospettiche, dai molteplici punti di fuga che dilatavano e movimentavano lo spazio dipinto all’infinito.

Scrisse a riguardo, con uno sguardo puntuale e parole calzanti, Marguerite Yourcenar (in La “mente nera” di Piranesi):

La nostra vertigine davanti al mondo irrazionale delle Carceri è provocata non da una mancanza di misure (poiché mai Piranesi fu più geometra), ma dalla molteplicità di calcoli che si sanno esatti e che conducono a proporzioni che si sanno sbagliate […] Questo mondo rinchiuso su stesso è matematicamente infinito.

Queste scene visionarie sono accomunate da spazi amplissimcarceri_welli, vertiginosi, architetture possenti, scale dai percorsi misteriosi che tagliano la composizione in frammenti, che nonostante tutto, mantengono salda la loro unità grazie ad una serie di travi di raccordo, corde, carrucole, catene (memorie dell’arsenale di Venezia?). Ad una prima visione sono propri tutti questi elementi strutturali a provocare nell’osservatore un profondo senso di oppressione e smarrimento, ma a ben guardare ci sono altri dettagli che sucitano inquietudine: nei fitti tratti di inchiostro Piranesi nasconde anche minute figure umane. Sempre la Yourcenar scrive:

[notice]

Il vero orrore delle Carceri più che in alcune misteriose scene di tortura, è nell’indifferenza di quelle formiche umane erranti in spazi immensi, e in cui diversi gruppi non sembrano quasi mai comunicare tra loro, o neppure accorgersi della loro rispettiva presenza, e addirittura non notare affatto che in un angolo oscuro si sta suppliziando un condannato.

[/notice]

Il “gotico” Walpole, il poeta romantico Coleridge,  Hugo, Baudelaire, Proust, Melville… sono solo alcuni nomi tra coloro che furono influenzati dalle Carceri. E anche noi, come loro, non possiamo esimerci dal provare, come diceva Kant, quel delizioso orrore che è l’effetto più genuino e la prova più autentica del sublime.

Author

Arianna Mascetti
Dopo la laurea specialistica in storia e critica dell’arte ha frequentato il corso di perfezionamento “Mediazione del patrimonio artistico e intercultura”. Convinta della funzione educativa del patrimonio culturale, attualmente si occupa di progetti finalizzati ad avvicinare il mondo della scuola all’arte e alla storia dei musei e del territorio. Appassionata di storia locale, è guida turistica della provincia di Milano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *