Olmi vs Mantegna: il nuovo allestimento del Cristo Morto

Olmi vs Mantegna: il nuovo allestimento del Cristo Morto

“Troppo in basso”. La signora davanti a me sembra una tarantolata. “Non va bene, non va bene, troppo in basso”. Si sposta a destra, torna nel centro, fa due passi indietro, si inginocchia, si rialza, si sposta a sinistra. Fortunatamente è un pomeriggio infrasettimanale, la Pinacoteca di Brera a Milano è semi vuota e posso aspettare con tutta calma che la signora si rassegni di fronte all’evidenza e cambi sala. Ovviamente sono davanti al nuovo allestimento del Cristo morto di Andrea Mantegna, che tanto ha fatto discutere, e addirittura scandalizzare, amatori e critici d’arte.

Cristo Morto

Compianto di Niccolò dell’Arca, 1463-1490 circa.

Per prima cosa cerchiamo di capire perchè questo quadretto di 68×81 centimetri è così straordinario. Il dipinto si inserisce nella tradizione dei compianti su Cristo, diffusi soprattutto in scultura (mirabile quello di Niccolò dell’Arca in Santa Maria della Vita a Bologna) , ispirati alle sacre rappresentazioni che si mettevano in scena  durante la Settimana Santa e per questo caratterizzati da una forte teatralità e coralità (d’altronde compianto significa “piangere con”). Gli interessanti saggi del catalogo pubblicato in occasione del riallestimento sottolineano l’unicità dell’impianto compositivo dell’opera, in quanto lo spazio risulta completamente occupato dai personaggi, che eccezionalmente sono solo quattro e non otto come nei compianti tradizionali. Sandrina Bandera, Soprintendente e Direttore della Pinacoteca di Brera, propone l’identificazione del primo dolente in alto (di cui scorgiamo solo una parte del volto) con il defunto figlio di Andrea Mantegna (gli altri due sono Maria e Giovanni) e vede in Cristo un autoritratto del pittore, collocando l’opera, dipinta per la sua devozione privata, attorno al 1484, in una fase in cui egli stesso stava meditando sulla morte per la precoce perdita di due dei suoi figli. La datazione è avvalorata dal fatto che tra il 1482 e il 1483 transitava a Mantova la reliquia della pietra dell’unzione, che Mantegna riproduce fedelmente all’interno del dipinto. Non solo nell’impostazione della scena, ma anche a livello tecnico, Mantegna si dimostra un innovatore: il quadro è uno tra i primi esempi di pittura su tela, molto rara per l’epoca.

Fino a poco tempo fa il Cristo Morto di Mantegna era posto nel corridoio della pittura veneta del secondo Quattrocento, capolavoro tra altri capolavori, come aveva progettato l’architetto Vittorio Gregotti. Il nuovo allestimento del regista Ermanno Olmi isola l’opera in uno spazio buio e, in qualche modo, rispetta il volere dell’autore: il quadro infatti non è stato dipinto per essere pubblicamente esposto, ma è rimasto fino alla sua morte nello studio del pittore e doveva essere collocato nel sepolcro di famiglia. Si è sottolineato il valore corale dell’opera: lo scorcio prospettico e il punto di vista dell’osservatore, che coincide con quello dei dolenti, ci rende partecipi e testimoni del dramma raccontato nel dipinto, ci trasforma nel “quarto dolente” che piange di fronte al corpo, martoriato dalle piaghe della croce, di Cristo. Per questo Olmi colloca il dipinto a pochi centimetri da terra, all’altezza dei dolenti, molto più in basso rispetto agli altri quadri della Pinacoteca. Il regista stesso ha dichiarato: “Osservarlo in alto, com’era prima secondo i consueti criteri museali, è un ossimoro, una contraddizione che farebbe ribellare anche i chiodi. Io l’ho affogato nel nero, nello spazio infinito, nell’assoluto.”

“Troppo in basso”, ripete la signora davanti a me. Personalmente trovo la nuova collocazione emozionante: dalla luce artificiale della Pinacoteca si passa al silenzio dello spazio nero, rotto dalla visione del dipinto, che finalmente non è più “uno dei tanti” quadri del museo, ma ha acquisito una posizione sicuramente privilegiata. Mi trovo in tutto e per tutto concorde con l’opinione di Vittorio Sgarbi, di cui vi consiglio la lettura di questo interessante articolo tratto da “Il Giornale”, che mette in luce la complessità della scelta museale effettuata dalla Soprintendenza: http://www.ilgiornale.it/news/cultura/mantegna-senza-rivali-finalmente-975494.html

Author

Arianna Mascetti
Dopo la laurea specialistica in storia e critica dell’arte ha frequentato il corso di perfezionamento “Mediazione del patrimonio artistico e intercultura”. Convinta della funzione educativa del patrimonio culturale, attualmente si occupa di progetti finalizzati ad avvicinare il mondo della scuola all’arte e alla storia dei musei e del territorio. Appassionata di storia locale, è guida turistica della provincia di Milano.

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