Un “dittico” per Papa Innocenzo X, tra Velásquez e Bacon

Un “dittico” per Papa Innocenzo X, tra Velásquez e Bacon

Se in letteratura il topos del doppelgänger è abbastanza diffuso (vedi articolo su Jane Eyre), lo stesso non si può dire nella storia dell’arte. Questa è la mia interpretazione del tema in chiave pittorica: un personaggio, Papa Innocenzo X, e due suoi ritratti.

Papa Innocenzo X

Papa Innocenzo X di Diego Velázquez, 1650

Iniziamo con il personaggio. Al secolo Giovanni Battista Pamphilj, Innocenzo X salì al trono pontificio dal 1644 e vi rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1655; nei dieci anni di pontificato perseguitò i Barberini (accusati di malversazione ai danni della città di Roma), decretò eretici i giansenisti, vide la conclusione della guerra dei Trent’anni, indisse il Giubileo del 1650 e regalò ai posteri uno dei luoghi più barocchi della capitale, Piazza Navona.

Roma, 1650. Il pittore spagnolo Diego Velásquez realizzò il primo ritratto di questo ipotetico “dittico”, in occasione del suo soggiorno a Roma, mentre era in viaggio in Italia per conto di Re Filippo IV. “Troppo vero!”, avrebbe esclamato il Papa alla vista del dipinto e non si stenta a crederlo, data la grande abilità del pittore spagnolo come ritrattista. Lo sguardo è rivolto direttamente verso l’osservatore, pacato,ma deciso; le braccia poggiano fermamente sui braccioli della poltrona, nell’atteggiamento di un uomo consapevole del suo ruolo e delle sue capacità di saper gestire e mantenere il potere ottenuto. La tavolozza è estremamente ristretta: colpi di bianco per il bavero e l’abito, lumeggiature dorate per il trono papale e una gamma infinita di rossi, in una perfetta armonia cromatica che trasmette un senso di ricchezza e potenza.

Studio dal ritratto di Innocenzo X

Studio dal ritratto di Innocenzo X di Francis Bacon, 1953

Roma, 1954. Il pittore inglese Francis Bacon ha l’opportunità di visitare la Galleria Doria Pamphilj, dove è conservato il ritratto di Innocenzo X di Velásquez, opera che lo assillò così tanto da collezionarne molteplici riproduzioni fotografiche e da cui fu talmente ossessionato da non riuscire ad entrare nel museo per vederla dal vivo. Bacon realizzò tra il 1949 al 1956 venticinque figure di papi, di cui alcuni ispirati direttamente da Velásquez. Come l’artista inglese ha interpretato l’altera figura di Papa Pamphilj? Per spiegarlo riporto le parole dello scrittore surrealista Michel Leiris: “intensamente viventi, i personaggi di Bacon lasciano a volte vedere i propri denti, pezzetti di scheletro, stalattiti e stalagmiti rocciose che spuntano davanti alla caverna della bocca… perché, per conoscerla meglio e gustarne tutte le bellezze, non si potrebbe esplorare la vita con accanimento senza arrivare a mettere a nudo – almeno a sprazzi – l’orrore che si nasconde dietro i paludamenti più sontuosi”. Il suo è un papa moderno: il volto è quello del contemporaneo Pio XII, deformato da un urlo di terrore (le fonti sono molteplici, da una Strage degli innocenti di Nicolas Poussin, alla Corazzata Potëmkin di Ejzenštejn); il corpo, evanescente, è ingabbiato da pesanti pennellate verticali, il trono papale è diventata una sedia elettrica e il prezioso broccato rosso nello sfondo di Velásquez è sostituito da una coltre nera.

L’Innocenzo di Bacon doppelgänger dell’Innocenzo di Velásquez, ovvero lo sfarzo del Seicento contro lo sfacelo del Novecento. Attendiamo (speranzosi) di vedere l’Innocenzo del Duemila.

Author

Arianna Mascetti
Dopo la laurea specialistica in storia e critica dell’arte ha frequentato il corso di perfezionamento “Mediazione del patrimonio artistico e intercultura”. Convinta della funzione educativa del patrimonio culturale, attualmente si occupa di progetti finalizzati ad avvicinare il mondo della scuola all’arte e alla storia dei musei e del territorio. Appassionata di storia locale, è guida turistica della provincia di Milano.

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