Vittorio Corcos

Vittorio Corcos

Chi non conosce la pittura di Vittorio Corcos? Attenta, levigata, meticolosa, ottimistica: donne e uomini come desiderano d’essere, non come sono. (Ugo Ojetti)

Livornese, a 16 anni entrò nell’Accademia delle belle arti di Firenze, trascorse sei anni a Parigi ed espose alcune delle sue opere al Salon; fu un abilissimo ritrattista e personaggio perfettamente inserito nel panorama culturale dell’Italia tra Ottocento e Novecento, tanto che il suo salotto Fiorentino, sapientemente diretto dalla moglie Emma, era frequentato da personalità artistiche di altissimo livello, come il poeta Giosuè Carducci, il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini, il critico e accademico Enrico Panzacchi, Gabriele d’Annunzio e il giornalista Enrico Corradini: ecco in poche parole chi è stato Vittorio Corcos, pittore protagonista di una mostra in corso a Palazzo Zabarella a Padova, curata da Ilaria Taddei, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi.

Pittore forse meno conosciuto dei suoi contemporanei De Nittis e Boldini, è stato indubbiamente un artista rappresentativo del periodo della Belle époque, argomento trattato nel mio precedente articolo: per spiegare la sua arte vi propongo tre ritratti realizzati tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

V. Corcos, Ritratto di Pietro Mascagni, 1891

V. Corcos, Ritratto di Pietro Mascagni, 1891

1) Pietro Mascagni (1891). Nonostante Corcos negli anni parigini sia stato soprannominato “Peintre des jolies femmes”, pittore di donne graziose, per la sua capacità di rappresentare donne bellissime e ammiccanti, senza alcuna volgarità (“Siete un pittore castamente impuro” disse il mercante d’arte Goupil), l’artista livornese riuscì a “fotografare” con grande maestria anche i personaggi maschili del tempo: oltre a Mascagni sono famosi i ritratti del critico Yorick, di Giuseppe Garibaldi, del pittore Silvestro Lega e del poeta Giosuè Carducci. Sul ritratto del compositore (tra l’altro suo concittadino) autore della Cavalleria Rusticana, scriverà proprio Corcos:

Dato il modo spigliato di fare e libero di lui, non potevo raffigurarlo in una posa rigida né tempoco severa, ecco perché l’ho posto a cavalcioni di una fumeuse. E per far sì che tutto l’individuo ed intorno al medesimo spirasse una certa quale aria di misteriosa poesia, ho scelto l’ambiente della penombra assoluta, lasciando solo le mani delicate ma virili, in pienissima luce.

Il taglio è fotografico, la posa non convenzionale, lo stile è curato nel dettaglio in alcuni punti, come l’occhio destro che “sembra fatto a miniatura tanto è lavorato” oppure negli elementi d’arredo che sono, di fatto, immobili, mentre altre parti sono più libere, eseguite e risolte con due o tre pennellate, per sottolineare la mobilità del maestro, come in uno scatto fotografico che risulta in parte mosso. Assolutamente d’effetto è il colpo di luce che illumina le mani, fondamentali per Mascagni, che non solo era compositore, ma anche direttore d’orchestra.

V. Corcos, La famiglia Moschini, 1910

V. Corcos, La famiglia Moschini, 1910

2) La famiglia Moschini, 1910. L’opera ritrae gli esponenti di una nobile famiglia di origine padovana: l’ultima bimba a destra con la vestina bianca è Marcella, che all’epoca aveva cinque anni e che nel 2010, ultracentenaria, ha ricordato in un’intervista al “Mattino”, lo studio del pittore. L’abilità di Corcos nelle relazioni sociali e nell’entrare in confidenza con i clienti, lo fece diventare ben presto il pittore dell'”upper class” italiana, arrivando a ritrarre, nel 1931, la giovanissima sposa del Re d’Italia Maria Josè. In questo ritratto di famiglia (che ricorda i racconti di Susanna Agnelli in “Vestivamo alla marinara”), Vittorio Corcos si confronta con la pittura en plain air, inondata di luce e a tratti “macchiaiola”, soprattutto nello sfondo, in cui la pennellata diventa più sfaldata e vibrante. Non a caso molte opere degli anni Dieci, realizzate con sfondi marini, sono state dipinte a Castiglioncello, la terra incantata dei macchiaioli che stava diventando una delle mete più ambite delle vacanze mondane. A prescindere dallo stile, ancora una volta, la pittura di Corcos si dimostra un’efficace testimone della moda e del gusto della società dell’epoca.

Musa Polimnia, da originale ellenistico, Roma, Horti Liciniani

Musa Polimnia, da originale ellenistico, Roma, Horti Liciniani

3) Sogni, 1896. L’opera sicuramente più conosciuta del pittore, conservata presso la Galleria d’arte moderna di Roma, è il ritratto della ventitreenne Elena Vecchi, secondogenita dell’amico scrittore Jack la Bolina. L’iconografia è quella della musa Polimnia, ma in questa pensierosa fanciulla di classico è rimasto ben poco: la posa disinvolta, le gambe accavallate (posizione considerata sconveniente per una donna), i capelli scompigliati, lo sguardo fisso che scruta lo spettatore, tutti questi elementi rendono Elena una donna inquieta ed emancipata. In una parola: moderna. Lo spettatore è catturato dallo sguardo sognante di questa ragazza che incarna lo spirito “fin-de-siècle” e non può fare a meno di interrogarsi sul contenuto dei suoi pensieri: un suggerimento ci viene forse dato dai romanzi sentimentali editi da Flammarion appoggiati sulla panchina, insieme ad una rosa che ha perso i suoi petali (un amore finito o non corrisposto?).

V. Corcos, Sogni, 1897, Roma, Galleria d'arte moderna

V. Corcos, Sogni, 1897, Roma, Galleria d’arte moderna

Corcos si inserisce nel clima simbolista che andava affermandosi all’epoca, diventando uno tra i “pittori di anime”, che, come scrisse il critico Biagi, “fan dimenticare i pittori di cavoli, dacché l’arte non deve consister soltanto nella fedele riproduzione del vero, e la fotografia colorita non sarà mai pittura”.

Corcos stesso disse che “in un ritratto quello che conta sono gli occhi: se quelli riescono come vogliono, con l’espressione giusta, il resto vien da sé”. Infatti altrettanto suggestivi, altrettanto enigmatici, sono gli occhi di un’altra donna moderna, la fanciulla delle Due colombe (1897, immagine di copertina), che, sola e imperturbabile, seduta di fronte ad una fontana, mai ci rivelerà il contenuto dei suoi segreti pensieri.

Author

Arianna Mascetti
Dopo la laurea specialistica in storia e critica dell’arte ha frequentato il corso di perfezionamento “Mediazione del patrimonio artistico e intercultura”. Convinta della funzione educativa del patrimonio culturale, attualmente si occupa di progetti finalizzati ad avvicinare il mondo della scuola all’arte e alla storia dei musei e del territorio. Appassionata di storia locale, è guida turistica della provincia di Milano.

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