Budapest e i frammenti del suo passato

Budapest e i frammenti del suo passato

Ogni viaggio lascia immagini, attimi, emozioni e ricordi. Mi piace ogni volta poter descrivere cosa mi è rimasto particolarmente impresso, come ho fatto per i precedenti articoli di Spagna e Portogallo. Eccezionalmente non parlerò di musica ma visto che abbiamo appena passato i giorni della Shoa, mi soffermerò a parlare di Budapest, perché poche città come quelle dell’Europa dell’Est riescono a trasudare emozioni, cicatrici e ricordi di storia passata.
Budapest è una città che descrive la sua storia e infatti in ogni angolo possiamo scorgere un frammento del suo passato. Le vittorie, come la liberazione dal dominio Turco nel 1683, le conquiste e le sofferenze, ossia il ricordo della deportazione nazista. Durante l’occupazione tedesca della seconda guerra mondiale, circa un terzo dei 250.000 abitanti di origine ebraica di Budapest persero la vita nell’Olocausto. Tra il 1944 e l’inizio del 1945 i nazisti e la polizia ungherese deportarono gran parte degli ebrei nei campi di sterminio.

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Sinagoga di Dohany

Nel centro di Budapest si estende tutta la parte del quartiere ebraico e nel cortile della Sinagoga Dohany, (la più grande d’Europa, costruita tra il 1854 e il 1859. Successivamente bombardata e ricostruita nel 1991), troviamo l’albero della vita, un albero commemorativo di Imre Varga, costruito in memoria di Raùl Wallenberg, colui che salvò molti ebrei dalle persecuzioni naziste. Su ogni foglia di questo salice piangente, vi è inciso il nome di un ebreo vittima dell’olocausto. Opera voluta dalla fondazione Emanuele, creata dall’attore Tony Curtis, in memoria degli ebrei sterminati, tra i quali suo padre. Durante l’inverno 1944-1945 più di 20.000 ebrei si rifugiarono nella sinagoga per sfuggire alle deportazioni naziste. In quell’epoca morirono 700 persone a causa dell’intenso freddo.

Esempio di Stolpersteiner

Esempio di Stolpersteiner

Un’iniziativa dello scultore tedesco Gunter Demnig, è stata quella di collocare fuori dalle case dove hanno abitato vittime della deportazione nazista, gli Stolpersteiner, ovvero le “pietre d’inciampo”. Pietre ricoperte d’ottone su cui vi sono incisi il nome, il luogo e la data della deportazione e della morte. Oltre a Budapest, ne sono già state installate 25.000 in Europa.

 

Credo che l’opera d’arte che colpisca di più, siano le scarpe sulle sponde del Danubio. “Shoes on the Danube Promenade Memorial” ossia, sessanta paia di scarpe di bronzo arrugginito, annerito e logorato dalle intemperie.

Le-scarpe-sul-Danubio-1Le milizie che collaborarono con i tedeschi in Ungheria, avevano il nome di Croci Frecciate. Dopo averli fatti morire di fame tra le mura del ghetto, decisero di uccidere le proprie vittime in città e il Danubio fu reso complice di questo massacro. Legati a gruppi di tre, era solo colui che capitava al centro il predestinato a una morte immediata per mano di una pallottola. Scaraventati in acqua, gli altri erano trascinati a fondo, nella corrente, dal peso inerme del cadavere. Nessuno era risparmiato. Nessuna pietà per donne, anziani, tanto meno bambini. Le scarpe sono tornate lungo il Danubio nel 2005 per desiderio e genio dello scultore Pauer Gyula affinché nessuno potesse dimenticare.

Un’opera d’arte che fa venire i brividi, osservandola con il grigio cielo di Budapest e il vento freddo che soffia sulle sponde del Danubio.

Link ai libri:

Budapest. Con cartina, Lonely Planet

J. Ronneper, In Front of My Door: The “Stumbling Stones” of Gunter Demnig

Author

Chiara Arlati
Inizia giovanissima lo studio del pianoforte presso il conservatorio e, più tardi, si appassiona allo studio del clavicembalo, ottenendo la laurea triennale. Approfondisce lo studio della musica antica e, sta per conseguire la laurea magistrale in clavicembalo e tastiere storiche. Oltre a seguire vari master di perfezionamento e all’attività concertistica, sta terminando un corso triennale di musicoterapia. Nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica spaziando dal repertorio antico a quello jazz e moderno.

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