Il canto degli uccelli nella musica classica

Il canto degli uccelli nella musica classica

Olivier Messiaen (1908-1992) è stato un compositore, organista e ornitologo francese. Si è interessato alla musica indiana e a quella dell’antica Grecia, traendo spunto per dare vita a particolari scale musicali, chiamate “modi a trasposizione limitata”, attraverso le quali si poteva esplorare la relazione tra ascolto e gli altri sensi percettivi, in quanto, l’incontro e la sovrapposizione di particolari accordi suscitava l’impressione di visualizzare determinati accostamenti di colore.

Nel suo stile cercò di porre una rottura con il metro inteso come successione regolare di impulsi forti e deboli. Quindi sperimentò il concetto di assenza di pulsazione e di tempo, che portò perciò ad un senso di eternità dal punto di vista poetico e spirituale.  Le influenze sugli studi ritmici derivarono dai modi greci, canto gregoriano e musica indiana. Il suo stile eclettico lo spinse anche ad utilizzare particolari strumenti musicali, come il gamelan, composto da diversi strumenti a percussione indonesiani e le onde Martenot, uno strumento elettrofono a tastiera. (Maggiori approfondimenti nei prossimi articoli).

Celebre poi, la sua passione per il canto degli uccelli, al punto che Messiaen  era convinto che questi animali fossero i più grandi musicisti sulla terra, oltre a considerare se stesso più un ornitologo che un compositore. Per lui la natura era intesa come “fonte primigenia del suono”. Non per nulla, nel corso di diversi viaggi in tutto il mondo, il musicista francese ascoltò e registrò il canto dei volatili. Nel 1953 compose Réveil des oiseaux (Il risveglio degli uccelli) per orchestra, composto quasi esclusivamente di trascrizioni dei canti che egli poteva ascoltare tra mezzanotte e mezzogiorno tra le montagne del Massiccio del Giura. A partire da questo periodo prese l’abitudine di incorporare queste trascrizioni in tutte le sue opere, oltre a scrivere raccolte interamente dedicate a questo soggetto. Per fare un esempio: “Oiseaux exotiques” (Uccelli esotici) per pianoforte e orchestra da camera, 1955-1956; “La Chouette hulotte” (L’allocco) per pianoforte, 1956 e “Catalogue d’oiseaux” (Catalogo di uccelli) per pianoforte, 1956-1958 che contiene circa 77 differenti specie di canti.

“Catalog d’oiseaux”, pianoforte Peter Hill.
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Mi è venuta in mente subito la figura di Olivier Messiaen perchè è colui che si è dedicato maggiormente a riportare nelle sue opere i suggerimenti e le melodie della natura circostante. Anche nel settecento ci furono moltissimi tentativi, specialmente per quanto riguarda la musica francese, di riprodurre i suoni del mondo animale. Un capolavoro inimitato è “Le chant des Oiseaux” di Clement Janequin, dove il risveglio della primavera è evocato da un rincorrersi di voci che imitano i versi del merlo, dell’usignolo, dello storno, del cuculo e di altri uccelli.

In ambito strumentale, occupa un posto di primo piano il repertorio clavicembalistico. François Couperin, il più importante esponente di una nota famiglia di compositori francesi, ha dedicato brani all’usignolo, alla capinera, al favallo nel suo Troisième Livre de pieces de clavecin (1723) e come lui, anche il suo conterraneo Philippe Rameau nei Piecès de clavecin (1706-1724).

“Le Rappel des Oiseaux”, Scott Ross clavicembalo.
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Bernardo Pasquini scrisse la Toccata con lo scherzo del cuculo (inizi del XVIII sec.) e Girolamo Frescobaldi il Capriccio sopra il Cucco, 1626. Louis Claude Daquin “le Cocou”.

A questi esempi sembra ispirarsi il grande compositore barocco G.F.Handel nel suo concerto per organo e orchestra, chiamto The cuckoo and the nightingale (il cuculo e l’usignolo 1739).

In Vivaldi nelle Quattro stagioni (primavera ed estate, 1725), si ritrovano riferimenti non solo al canto degli uccelli ma al volo dei mosconi. Egli ha composto anche il Concerto op. 10 n°3 chiamato Il Gardellino (1730). Quest’ultima composizione è  impressionante, per l’espressività e la capacità sia da parte del compositore che esecutore di riprodurre il canto del cardellino.

 

“Il Gardellino”, Op 10 n°3 – Conceto per flauto, archi e basso continuo in D Major (RV 428)
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Franz Joseph Haydn compose la sinfonia n°82 dell’Orso e n°83 della Gallina, tra il 1785-1786. Inoltre scrisse il Quartetto dell’Allodola op.64 n°5, la cui leggerezza viene evocata dal suono del violino nel primo movimento.

Anche compositori del Novecento hanno tratto ispirazione dai loro predecessori. Ottorino Respighi che ha rielobato per piccola orchestra, brani di Rameau e Pasquini. Vaughan Williams con “l’ascesa dell’allodola” 1921 e e Benjamin Britten con due deliziosi brani per oboe e pianoforte: I due insetti, 1935.

 

 

 

 

Author

Chiara Arlati
Inizia giovanissima lo studio del pianoforte presso il conservatorio e, più tardi, si appassiona allo studio del clavicembalo, ottenendo la laurea triennale. Approfondisce lo studio della musica antica e, sta per conseguire la laurea magistrale in clavicembalo e tastiere storiche. Oltre a seguire vari master di perfezionamento e all’attività concertistica, sta terminando un corso triennale di musicoterapia. Nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica spaziando dal repertorio antico a quello jazz e moderno.

One comment

  • Articolo che suscita interesse. Lo leggi e rileggi. Ascolti i brani musicali e l’accostamento che il musicista ricerca nell’interpretazione del canto degli uccelli. Non ho mai pensato che la musica potesse esprimere e trasmettere tanta delicatezza.

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