Cinema e musica: binomio inscindibile

Cinema e musica: binomio inscindibile

[testimonial image=”” name=”Stanley Kubrick” ]

Esistono certe aree del sensibile e della realtà – o della
irrealtà o della sensibilità più intima, comunque la vogliate
chiamare – che sono peculiarmente inaccessibili alla parola.
La musica ha accesso a queste aree. E così la pittura. Sono
le forme di espressione non-verbali che ci riescono.

 [/testimonial]

Nel precedente articolo avevamo accennato alla presenza della musica di Francois Couperin nel film “Tree of life”. Rimanendo in tema, possiamo affermare che cinema e musica formano un binomio inscindibile, un film potrebbe commuoverci in modo differente senza l’uso di musica appropriata.

Il legame tra psicologia e musica è facilmente intuibile perché le note scatenano forti passioni, legami sociali e ispirano una forma di comunicazione che non passa attraverso le parole. Esiste un legame tra cervello e struttura musicale testimoniato anche dalla presenza dei brani musicali nel corso della storia, segno che l’uomo ha sempre sentito il bisogno di esprimersi attraverso di essa.

La musica per film è nata come conseguenza alla nascita del cinema, ed è un filone consolidato che oggi ha molti musicisti come: E.Morricone, J.Hohner, T. Newman ecc… Sono molti i registi però che hanno inserito nelle loro sequenze cinematografiche musica colta e opera. E’ stato proprio grazie al cinema che tanti brani sono diventati celebri come: nona sinfonia di L. Beethoven in “Arancia meccanica” di S. Kubrick, quinta sinfonia di Mahler in “Morte a venezia” di Luchino Visconti, Cavalcata delle valchirie in Apocalypse now di R. Wagner.
Proprio il regista Stanley Kubrick aveva affermato:[notice] 

“Per quanto siano bravi i nostri migliori compositori, essi non sono un Beethoven, un Mozart o un Brahms. Perché usare musica meno buona quando c’è una tale quantità di grande musica orchestrale disponibile, sia dal passato che dai nostri giorni?”.[/notice] 

La quantità di buona musica utilizzata dal regista Kubrick è stata davvero notevole e vorrei citare alcuni dei brani meno celebri (saltando perciò Richard Strauss con “così parlò Zarathustra”in “2001 Odissea nello spazio”) per poter incuriosire, metterli in rilievo e consigliarne l’ascolto.

220px-Kubrick_-_Barry_Lyndon_candid

Stanley Kubrik durante le riprese di Barry Lindon

Barry Lyndon è stato leggermente meno conosciuto ma la colonna sonora annovera brani di Bach, Vivaldi, Mozart e Schubert e la stupenda sarabanda di Händel, dalla suite per clavicembalo in re minore op.11 (qui sotto l’ascolto).

Sarabanda di Händel, dalla suite per clavicembalo in re minore op.11 (versione orchestrale di Leonard Rosenman)

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=91sfrw106xs?hl=en"><img src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

Tra le danze che caratterizzano una Suite, la sarabanda è sempre di carattere solenne, si pensa che abbia origine spagnola come vorticosa danza d’amore. Il suo movimento, su un ritmo ternario, fu dapprima allegro, in seguito assunse un carattere più sostenuto fino a divenire grave e lento, e con questo carattere entrò alla fine del 17° sec.

Richiama in modo suggestivo nel suo incipit, il tema dell’inno inglese God save the king (1745) che a partire dal 1763, lo troviamo inserito dei canti rituali delle logge massoniche inglesi e tedesche. Con il tempo si trasformerà in un canto di trionfo e vittoria.

Possiamo notare come la musica utilizzata dal regista, sia perfettamente appropriata ad ogni parte del film e questo è un aiuto in più per riuscire a percepire ogni avvenimento. Ritorniamo ancora al “binomio inscindibile” tra cinema e musica.

L’andande con moto del trio op.100 in E b maggiore di Schubert, anche se estraneo al contesto (siamo in un quadro settecentesco, invece Schubert fa parte di una pagina otocentesca romantica) fa da collante agli episodi narrativi che vedono sbocciare l’amore di Lady Lyndon nei confronti di Remond Barry. La musica accompagna le immagini dei personaggi dal loro primo incontro notturno. Un brano tra i miei preferiti, che toglie il fiato. Infatti è proprio l’atmosfera triste e addolorata di questa marcia in minore che descrive ancora meglio tre fasi: il primo incontro, il corteggiamento e l’inizio della relazione.

Questo movimento del trio op.100 è un accompagnamento in forma di marcia che dà alla melodia un andamento sinistro e un colore cupo, dall’intensità dolorosa e ossessiva, esplodendo in una grandiosa Ballata di terribile violenza emotiva.

immagine38

Scena tratta da Barry Lindon, nel momento in cui viene eseguito il trio op.100 di Schubert

Trio in E flat major op. 100 Andante con moto – F. Schubert

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=e52IMaE-3As?hl=en"><img src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

Le sventure e calamità della seconda parte del film sono introdotte dalle note dell’impromptum op.90 n°1 per pianoforte, dello stesso Schubert. E’ un brano ancora più funereo ma non potevo non lasciarvi anche questa nota audio, perchè gli improvvisi di Schubert colpiscono profondamente e riescono ad essere proprio lo specchio del suo tormentato e tragico universo interiore.

 Impromptum op-90 n°1, F. Schubert suonato da Zimerman

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=sChVRfNIdOA?hl=en"><img src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

 

 

 

 

Author

Chiara Arlati
Inizia giovanissima lo studio del pianoforte presso il conservatorio e, più tardi, si appassiona allo studio del clavicembalo, ottenendo la laurea triennale. Approfondisce lo studio della musica antica e, sta per conseguire la laurea magistrale in clavicembalo e tastiere storiche. Oltre a seguire vari master di perfezionamento e all’attività concertistica, sta terminando un corso triennale di musicoterapia. Nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica spaziando dal repertorio antico a quello jazz e moderno.

One comment

  • Un articolo molto bello! E’ proprio vero che quando un’opera è sublime è in grado di varcare i confini del proprio campo di espressione per influenzare altre forme d’arte. E’ il caso dei brani di certi autori che sono così profondi e carichi di significato da essere adatti a sottolineare il pathos di un film. Credo anche la genialità di Kubrik sia dimostrata dal fatto che egli ha saputo riconoscere il talento di grandi compositori e non ha esitato a servirsi delle loro musiche per nobilitare la sua arte. Nietzsche affermò che “senza musica la vita sarebbe un errore”… Si potrebbe aggiungere che anche il cinema senza la musica sarebbe un errore.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Iscriviti alla newsletter!

Non perderti neanche un articolo! Iscrivendoti otterrai subito il 60% di sconto sul mio videocorso di Scrittura creativa!

Grazie! Ti arriverà una mail per completare l'iscrizione ;)