Gustav Holst: avvicinamento della musica all’astronomia

Gustav Holst: avvicinamento della musica all’astronomia

[testimonial image=”” name=”Gustav Holst 1912″ ]

Di solito studio quei soggetti che mi ispirano musica, è il carattere di ogni singolo pianeta ad offrirmi un mucchio di suggerimenti ed è per questo che mi interesso piuttosto assiduamente di astronomia.

[/testimonial]

 Nell’ultimo articolo avevo affrontato il tema di cinema e musica. Anche questa volta l’argomento sarà simile ma scopriremo ciò che ha tratto ispirazione ad alcune colonne sonore di famosi film di fantascienza. Ho voluto accennare, per scaturirne curiosità, all’incantevole opera di Gustav Holst “The planet” op.32 ossia, la descrizione di un mondo che da sempre ha affascinato l’uomo: lo spazio.

In quest’opera si manifesta la predilizione per l’astronomia e il mondo delle scienze occulte. L’opera è ripartita in sette movimenti, ciascuno dei quali allude al ”carattere” di un pianeta dell’universo.

Chiudendo gli occhi, Gustav Holst ha la capacità di farci immaginare il movimento e il rumore dei corpi celesti. Con i due brani d’apertura infatti, emerge dentro la nostra mente l’ambientazione e il contesto. Mars, the bringer of wars (Marte, portatore di guerra) è un brano incandescente e violento e i ritmi ostinati scanditi dal ritmo 5/4, conferiscono al pianeta un carattere minaccioso. Anche se inizialmente, l’assolo del corno e le triadi dei legni evocano in noi un’atmosfera d’intensa serenità.

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=83J68Y7Z1nk?hl=en"><img src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

 Mars, the bringer of wars. G. Holst, The Planet op 32 – Berliner Philarmoniker, H. von Karajan

Al contrario Venus, the bringer of peace (Venere, portatore di pace), esibisce un movimento lento e statico, fatto di sonorità quasi impercettibili. Emergono due motivi principali presentati prima dal violino e poi dal corno. Una melodia quasi sussurrata.

<a href="http://www.youtube.com/watch?v=-dJW0yUoul8?hl=en"><img src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

 Venus, the bringer of peace. G. Holst, The planet op 32-  London Orchestra

Era una tranquilla serata d’estate, circa qualche settimana fa, e facendo un giro in piazza ducale a Vigevano, mi sono imbattuta in un gruppo di astronomi amatori che avevano messo a disposizione nel parco del castello, i loro telescopi professionali. Ho visto qualcosa di meraviglioso. La luna nei minimi particolari. Il perimetro giallo creato dal sole alle sue spalle ed enormi crateri su di essa. Da qui, ha iniziato a risuonarmi in testa la melodia dei pianeti di Holst.

Gustav Holst studiò al Royal College of Music di Londra. Si adoperò con l’amico V. Williams per una ricerca dei canti popolari inglesi, influenzati come tanti altri compositori da Bèla Bàrtok e dalle ricerche di musica popolare dei primi anni ’20. Si ispirò successivamente al modalismo di Wagner per poi assimilare successivamente lezioni Stravinskiane, soprattutto per soluzioni ritmiche e politonali.

Gustav Holst con la sua opera, ispirò i compositori moderni di musica da film: John Williams (premi per altre colonne sonore: “Lo squalo” e “Schindler’s List) ossia, il compositore della colonna sonora di Star Wars. Nel primo episodio si ricollega a Holst e Stravinsky creando musiche classiche, nei successivi si distanzierà da quel tipo di musica, introducendo riferimenti moderni. Possiamo dire che Guerre stellari è spesso accreditato per aver rivitalizzato sul finire degli anni settanta la musica sinfonica e il suo uso nel cinema.

Episodio 7 saga di Star Wars

Episodio 7 saga di Star Wars

Williams riportò in auge anche la tecnica del leitmotiv, ossia un tema melodico che si associa e rappresenta un personaggio, un elemento della trama, un sentimento, un’idea o altre parti significative del film. Un uso banale di questo stile porta ad una semplice associazione: quando c’è il personaggio si presenta il tema, senza alcun sviluppo ulteriore. Williams invece sfrutta questa tecnica in modo molto più avanzato, ed è proprio questo il motivo d’interesse: andare a vedere come sono presentati, rimaneggiati, proposti e rielaborati i vari temi e motivi a seconda delle situazioni, della trama o del contesto.

 

Author

Chiara Arlati
Inizia giovanissima lo studio del pianoforte presso il conservatorio e, più tardi, si appassiona allo studio del clavicembalo, ottenendo la laurea triennale. Approfondisce lo studio della musica antica e, sta per conseguire la laurea magistrale in clavicembalo e tastiere storiche. Oltre a seguire vari master di perfezionamento e all’attività concertistica, sta terminando un corso triennale di musicoterapia. Nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica spaziando dal repertorio antico a quello jazz e moderno.

3 comments

  • Ci si sente guidati alla scoperta di musicisti che non avrei conosciuto se non avessi letto questo articolo.
    E’ indubbio che l’interesse che suscita ci arricchisce e ci entusiasma.
    Grazie e ti invito a continuare a divulgare questa bellissima conoscenza.
    Luisella

    Reply
  • Opera molto interessante che non conoscevo! sarebbe bello poterla ascoltare dentro a un planetario o a un cinema in cui vengono proiettati su un grande schermo le immagini dei pianeti a cui il compositore fa riferimento. Fin dai primi minuti è evidente come la musica di Holst sia stata fonte di ispirazione per molte colonne sonore di film di fantascienza in cui riecheggiano le medesime sonorità.
    Complimenti per la scelta di trattare un argomento estremamente affascinante e per gli interessanti spunti che la lettura dell’articolo inevitabilmente produce!

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *