Marc Chagall e il violino

Marc Chagall e il violino

 

Continuazione del precedente articolo….

Per Marc Chagall, il violino, che appare ripetutamente nelle sue opere, non è solo uno strumento musicale, ma rappresenta il mezzo per incontrare Dio e i grandi segreti della vita e della morte.

Il violinista, per esempio, è sì un frammento del suo vissuto, ma soprattutto una figura-chiave del suo linguaggio figurativo, del suo mondo pittorico lirico e visionario, intrisa di pregnanti valori simbolici. Quando nel 1920 fu incaricato a decorare la nuova sala del Teatro Ebraico a Mosca, Marc Chagall scelse come figura allegorica della musica proprio un violinista, molto simile a quello che avrebbe dipinto tre anni dopo (Il violinista verde).

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Il violinista verde – Marc Chagall

C’è qualcosa di unico nei quadri di Chagall: la capacità di rappresentare come sfondo, allucinazioni nostalgiche. Le ritroviamo in miniatura e in varie parti del quadro. Era in grado di riprodurle nei suoi dipindi nello stesso modo in cui andavano a formarsi nella sua mente. C’è sempre un velo di malinconia in tutto ciò che egli riproduce. Anche in questo quadro la figura principale del violinista (che rappresenta lo zio del pittore) è circondata dai ricordi (in piccolo) dell’infanzia e della città natale Vitebsk. Il verde rappresenta la morte ma anche la speranza. Nella cultura tradizionale ebrea, il violinista aveva un ruolo importante in occasione di nascite, matrimoni e funerali. Inoltre un violinista sul tetto, suggeriva le condizioni degli ebrei di tutto il mondo: una vita instabile come quella del musicista che cerca di suonare il suo strumento restando in equilibrio in cima ad una casa.

Anche nel famoso trittico Resistenza – Resurrezione e Liberazione emerge la figura del musicista. In Liberazione la figura dominante che si erge dal centro rosso è quella del violinista, a cui è affidato il compito di esprimere gioia e luce attraverso la musica del suo strumento. Attorno i temi più cari all’artista: la madre sulla soglia della sua casa, vicino a lei il gallo, spesso metafora del pittore; la città natale, il candeliere, l’occhio scrutatore, il matrimonio con Bella allietato da un altro violinista. A seguire la capra, il circo con i suoi giocolieri, i musicisti  e gli acrobati.

1506868_10152596426322903_1362233582763166219_nAnche la capra ricorre spesso nei suoi dipinti ed è una figurazione che prende spunto dalla tradizione ebraica, in cui la capra è il simbolo della protezione e del focolare domestico.

Author

Chiara Arlati
Inizia giovanissima lo studio del pianoforte presso il conservatorio e, più tardi, si appassiona allo studio del clavicembalo, ottenendo la laurea triennale. Approfondisce lo studio della musica antica e, sta per conseguire la laurea magistrale in clavicembalo e tastiere storiche. Oltre a seguire vari master di perfezionamento e all’attività concertistica, sta terminando un corso triennale di musicoterapia. Nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica spaziando dal repertorio antico a quello jazz e moderno.

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