Musicoterapia

Musicoterapia

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“La musica è l’unica forma di estasi non punibile e a buon mercato in questo mondo.”                            

                                                                                  Sidney Smith

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Da sempre l’essere umano pratica la musicoterapia: se ne avvantaggiava già agli albori della civiltà, quando l’arte del suono sconfinava nel rito e nella magia. A maggior ragione vuole beneficiarne nella nostra epoca, in cui, sull’onda della riscoperta del binomio mente-corpo, molte medicine alternative utilizzavano suoni e melodie per favorire nei pazienti il recupero dell’equilibrio psicofisico.

Uno sviluppo consistente della musicoterapia, si registrò nella seconda metà degli anni Quaranta, quando fu usata per curare l’esaurimento da combattimento dei soldati che avevano preso parte alla seconda guerra mondiale. Le autorità sanitarie militari stabilirono che la musica non poteva essere una terapia al pari della penicillina, del chinino o delle radiazioni, ma doveva comunque figurare nella riserva di medicinali dell’esercito.

Negli Stati Uniti, più di 5000 musicoterapisti lavorano oggi in ospedali, reparti di riabilitazione, istituzioni mediche e scolastiche, cliniche, case di riposo, scuole. Più della metà lavora con malati di mente, anziani e con malattie croniche (Alzheimer e AIDS), autismo, traumi da abusi sessuali e invalidità fisiche.

Ci sono state alcune interessanti scoperte che numerosi ricercatori e studiosi hanno fatto sugli effetti della musica sul corpo e sulla mente dell’uomo. Sappiamo che la comunicazione avviene da e verso il cervello. Nella maggior parte dei destrimani, l’emisfero destro si è specializzato nel processo delle immagini e della comunicazione e il sinistro invece, nel trattamento delle informazioni.

Questa specializzazione emisferica è stata un’importante tappa del processo evolutivo, per cui si è constatato che la percezione/ esperienza/ esecuzione musicale è di competenza di quello destro (lesioni di queste aree comprometterebbero la capacità di fare esperienze musicali). E’ dimostrato che la stimolazione acustica eccita ampie aree dei lobi frontali e parietali del cervello.

Lo studio del movimento in rapporto alla musica, ha evidenziato precise correlazioni tra lo sviluppo del comportamento motorio e quello della percezione e della produzione di sequenze musicali; così come nell’età dello sviluppo sono apparse evidenti le interazioni fra attività musicale e abilità cognitive, emotive e le correlazioni con apprendimento e linguaggio. Altri studi già noti da almeno due secoli, indagano gli effetti della musica sulla funzione degli organi. Sono state dimostrate sensibili variazioni nella frequenza cardiaca e respiratoria, nella pressione arteriosa, nell’attività ghiandolare e cerebrale. In particolare la musica può provocare anche una risposta vegetativa, anche quando i suoni non vengono percepiti consciamente, come ad esempio nel sonno o con una musica di sottofondo (involontarietà della percezione musicale).

Molto interessante come lettura di approfondimento ai sopra citati argomenti è “Il nuovo manuale di musicoterapia” di Dino Castrovilli e Fabrizio De Lucia che oltre ad approfondire il significato di musicoterapia, ne individua i campi di applicazione e suggerisce le musiche più consone da selezionare per l’uso teraputico. Inoltre, può essere un’ulteriore curiosità per chi voglia conoscere nel dettaglio, come viene svolta una seduta e come si ottengono da essa i migliori risultati.

Author

Chiara Arlati
Inizia giovanissima lo studio del pianoforte presso il conservatorio e, più tardi, si appassiona allo studio del clavicembalo, ottenendo la laurea triennale. Approfondisce lo studio della musica antica e, sta per conseguire la laurea magistrale in clavicembalo e tastiere storiche. Oltre a seguire vari master di perfezionamento e all’attività concertistica, sta terminando un corso triennale di musicoterapia. Nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica spaziando dal repertorio antico a quello jazz e moderno.

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