Viaggio in Portogallo: scoprendo il Fado.

Viaggio in Portogallo: scoprendo il Fado.

Come avevo accennato nel precedente articolo, ho continuato il mio viaggio verso il Portogallo e le impervie scogliere dell’Algarve, visitando Lagos, Albufeira e tutti gli splendidi paesi dipinti completamente di calce bianca e splendenti al sole. Fino ad arrivare a Cabo de S ã o Vicente, la punta più ad Ovest dell’Europa. Era la prima volta che vedevo l’oceano ed è stata una sensazione strana: osservavo dall’alto le onde che si infrangevano con forza sugli scogli ed era inquietante il rumore del mare. Appena taceva, seguiva un silenzio disarmante. Un vento fortissimo impediva i nostri semplici movimenti e ti faceva sentire a disagio, guardando le altezze di quelle falesie alte ottanta metri e modellate dal mare impetuoso.  Oltre un certo limite, non potevi più vedere l’orizzonte. Solo una coltre di nebbia. E tutto ciò faceva ancora più effetto, sapendo che da lì in poi non si incontra più nessuna terra(oltre a Malaga), fino all’America.

Cabo de S ã o Vincente. Foto scattata a Luglio 2014.

Cabo de S ã o Vincente. Foto scattata a Luglio 2014.

Mi è rimasta impressa un’immagine di una donna che se ne stava da sola su un roccione a meditare. Ho scattato una foto e ancora adesso mi trasmette una forma d’ansia. Non mi sarei mai messa in bilico, da sola, su quelle rocce!

Abbandonando questi luoghi che sono rimasti impressi nella mente, ci siamo spostati verso Lisbona. Una città che avevo immaginato diversa, forse molto più curata come Siviglia. Invece è una città portuale, vissuta, con molti palazzi diroccati, sporca ma con un fascino immenso. Anche qui ritroviamo tanti resti della cultura araba e quasi tutte le case sono ornamentate da azulejos (ne è un esempio l’immagine di copertina di questo articolo), il tipico ornamento dell’architettura portoghese e spagnola degno di considerazione per la sua bellezza, consistente in una piastrella di ceramica non molto spessa e con una superficie smaltata e decorata.

La caratteristica di Lisbona inoltre, è di essere divisa tra parte alta e bassa e collegata da funicolari e antichi tram che percorrono salite ripidissime, infilandosi in stradine strette a pochi centimetri dai muri dei palazzi. Qualcosa che la rende unica nel suo genere.

E’ proprio nel Barrio Alto (parte alta) che si possono apprezzare le varie tradizioni portoghesi, sia per quanto riguarda il cibo che la musica: il Fado. Come tutte le musiche popolari essa ha trovato la sua incubazione negli ambienti al confine della malavita e della piccola delinquenza urbana, analogamente a quanto è accaduto per il samba, il tango e per la canzone napoletana.

Fado de Lisboa

Fado de Lisboa

Fu durante la dittatura salazarista del 1970 che questo tipo di repertorio fu messo sotto censura ma proprio in questi anni il fado sviluppa il suo lato più intimistico e segreto, sovversivo e di protesta contro il potere.

C’è anche chi parla di “fado di mare”, un canto dei marinai portoghesi con alcune associazioni alla cultura araba.

La parola “fado”deriva dal latino “fatum”, ossia destino, forse proprio perché i testi parlano del tipico sentimento portoghese della “saudade”, ovvero un sentimento di malinconia, nostalgia e sofferenza, il mal d’amore. La saudade per chi è partito, il quotidiano, le conquiste, gli incontri e gli addii della vita.

guitarra_portuguesa_tdgSi dice che il fado venga dall’intimo dell’animo portoghese e che dunque non c’è bisogno di fare delle distinzioni. Ad ogni modo, c’è chi distingue quello dei professionisti (fado di Coimbra) da quello dei dilettanti (fado di Lisbona). Il primo è cantato da chi fa della voce il suo modo di vita, ossia da studenti universitari che seguono precise indicazioni e proprie caratteristiche compositive e interpretative. Il secondo, noto anche come fado “vadio” (vagabondo), mette più in risalto il carattere popolare e spontaneo. Ha altre caratteristiche, anche se l’indole nostalgica è la stessa.

Fado di Lisbona.
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=_qM_VkmHwsY?hl=en"><img src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>
Viola do fado

Viola do fado

Il cantante di fado non è mai invitato… si invita da sé e non ha un repertorio fisso.

Nel 2011, il Fado come canzone urbana di Lisbona, simbolo dell’identità della città e del paese, è stato classificato Patrimonio dell’Umanità dall’ UNESCO.

L’organico è formato da: voce, “guitarra portuguésa” e “viola do fado”, una chitarra di tipo spagnolo che produce le armonie ed i bassi.

Author

Chiara Arlati
Inizia giovanissima lo studio del pianoforte presso il conservatorio e, più tardi, si appassiona allo studio del clavicembalo, ottenendo la laurea triennale. Approfondisce lo studio della musica antica e, sta per conseguire la laurea magistrale in clavicembalo e tastiere storiche. Oltre a seguire vari master di perfezionamento e all’attività concertistica, sta terminando un corso triennale di musicoterapia. Nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica spaziando dal repertorio antico a quello jazz e moderno.

3 comments

  • Leggo sempre con molto entusiasmo i tuoi articoli . In questi ultimi che trattano dei viaggi fatti in Spagna ho potuto cogliere ciò che di più intimo la musica sa trasmettere ed elaborare mettendo in luce il vissuto di ciascun popolo trasformandolo il tutto in un vera tradizione musicale.
    Luisella

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  • E’ sempre affascinante notare coma la musica sia sempre così strettamente e profondamente legata al territorio che la ospita. Il Fado, la cui etimologia deriva da destino, è il canto della malinconia e del destino dei marinai che guardavano le falesie con le stesse emozioni con cui le abbiamo guardate noi nel nostro splendido viaggio. La musica è uno straordinario contrappunto alla vita di ogni popolo… Il folklore è un libro da scoprire che ci racconta, spesso attraverso le note, le storie di una nazione.
    L’articolo che hai scritto, oltre a essere un utile approfondimento musicologico, risveglia nel lettore la voglia di viaggiare. Solo spostandosi e visitando nuovi luoghi possiamo affermare di “conoscere”. La musica stessa può essere compresa nei suoi significati più profondi solo mettendo i piedi (e le orecchie) nei luoghi in cui è nata.
    Bell’articolo!

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