L’arpa: una personale presentazione
Primo articolo Sophie

L’arpa: una personale presentazione

[testimonial image=”” name=”Carlos Salzedo” title=”Modern Study of the Harp”]

The harp is to music what music is to life[/testimonial]

Così scrive Carlos Salzedo (1885 –1961) nel suo “Modern study of the harp” e con questa frase voglio inaugurare la mia collaborazione in questo blog, esprimendo al meglio quella che è la mia più grande passione e il mio lavoro: la musica e l’arpa classica. E’ una presentazione personale: avremo tempo e modo di approfondire nel corso dei mesi successivi la storia e il repertorio dello strumento con serietà e precisione.

L’arpa è uno strumento onnipresente nell’immaginario collettivo e, solitamente, viene associato o a visioni angeliche o a mondi fatati e mitologici creandone un’immagine quasi mitica e fantastica. Questa visione, se da un lato è riduttiva e non rende giustizia all’arpa come strumento frutto di un’evoluzione storica e figlia, di volta in volta, dei secoli che ha vissuto, dall’altra mostra chiaramente come il suono assolutamente unico e caratteristico abbia un qualcosa di evanescente e ultraterreno. Mi piace sempre chiedermi e chiedere qual è l’essenza del mio strumento e dalla risposta a questa domanda partire per suonare, comporre e trascrivere musica che renda giustizia all’arpa nella sua unicità e che ne esalti tutte le sue sonorità. La caratteristica principale del suono di una corda è che un volta pizzicata si diffonde come una bolla nell’aria, per poi svanire decrescendo e così è il suono del mio strumento: ciò che affascina è quella lunga e soffice risonanza!

Nella mia piccola esperienza, ho notato che si tende a chiedere all’arpa di fare ciò che è proprio di un violino o magari di un pianoforte e a dire “perché l’arpa non può, perché l’arpa non ha…”: non c’è errore peggiore! Bisogna partire dall’arpa e dal suo universo sonoro e su quello costruire ogni esecuzione o trascrizione: chiedete all’arpa di fare ciò per cui è costruita e otterrete una magia assolutamente unica! A questo proposito vorrei invitare i lettori ad ascoltare le musiche di Marcel Tournier (1879 –1951) che a mio parere è riuscito più di ogni altro a raccontare l’essenza eterea di uno strumento, a scrivere musica per arpa che racconta un suono e un mondo unico, dove l’arpa non canta ciò che canta un pianoforte o magari una trascrizione d’opera o ancora copia uno strumento, ma dove l’essenza dello strumento diventa musica scritta e raccontata. In particolare invito all’ ascolto di Feerie, Sonatine op. 30, Au Matin e Vers la source dans le bois.

Feerie, Sonatine op.30 <a href="http://www.youtube.com/watch?v=OxzkkRNwk1w?hl=en"><img loading="lazy" src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

Au Matin <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Y6TlfMyjnDs?hl=en"><img loading="lazy" src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

Vers la source dans le bois <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HBc7SAJqw7Q?hl=en"><img loading="lazy" src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a>

 Ovviamente è uno strumento capace anche di raccontare mondi più terreni e più antichi, di toccare i tormenti del mondo romantico e le raffinatezze del Settecento e dell’epoca barocca. Come disse una volta un’arpista durante una bella masterclass: “Voi avete tra le mani una orchestra intera!”

 Una grande arpista del secolo scorso diceva che è uno strumento che tutti conosco, ma che in realtà nessuno conosce e da arpista, a mia volta,  posso dire che è effettivamente così: è un po’ la bella dama fantasma della musica…ma vediamo di fare chiarezza e di presentare lo strumento in modo da inquadrarlo storicamente.

L’arpa è uno strumento a corde pizzicate (47 corde in nylon, budello e metallo) tese tra una tavola armonica e un collo o modiglione e lo strumento che suoniamo oggi è frutto di una evoluzione lunghissima, che le ha permesso di diventare uno strumento dalle ampie possibilità cromatiche, grazie all’invenzione dei pedali che azionano un meccanismo che tocca ogni corda in due punti, permettendole così di produrre tre suoni (la corda di do suonerà do bemolle, bequadro e diesis e così tutte le altre). In questo modo l’arpa può suonare in tutte le tonalità e può gestire tutte le alterazioni temporanee e i cambi di tonalità che si presentano all’interno di un brano.

Caratteristici dell’arpa sono così i suoni omofoni (due corde diverse producono lo stesso suono) che creano un effetto particolare.

Un’altra sua caratteristica sono gli armonici: bloccando e pizzicando con una tecnica particolare la corda a metà della sua altezza si produrrà un suono che è una ottava superiore e che prende una sonorità soffice e soffusa. La serenata di Parish-Alvars inizia con una serie di armonici e vi invito ad ascoltarla.

La serenata di Parish-Alvars
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=QvsSotALcsQ?hl=en"><img loading="lazy" src="http://leboisdesarts.altervista.org/wp-content/plugins/images/play-tub.png" alt="Play" style="border:0px;" /></a> 

Vorrei concludere questo articolo con una frase di una grande arpista Henriette Renié (1875-1956), che insieme a Tournier è tra gli autori che più amo suonare e che ha visto e letto l’arpa con grande intelligenza (il suo metodo è tra i libri più belli e più utili da leggere per un’arpista e nel mio caso la scoperta di un universo ricco di suoni e immagini) e lei ad ogni allievo chiedeva “ Est-se-que vous amiez la harpe?” e mi piace interpretarla, senza mancare di rispetto a mademoiselle Reniè, come un invito a suonare l’arpa e amarla nella sua essenza e nella sua speciale bellezza

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