L’opera d’arte come riflesso del clima

L’opera d’arte come riflesso del clima

La storia dell’arte è costellata di teorie volte a definire e catalogare le opere d’arte: non si tratta solo di teorie che le inseriscono in un contesto storico o in un movimento artistico, ma di teorie che estrapolano dall’opera una particolare caratteristica: la forma dei visi, l’uso dei colori, il modo di dipingere gli alberi…

Una di queste classificazioni mi ha molto colpito quando studiavo storia dell’arte e riguarda il legame che c’è tra l’opera e le condizioni atmosferiche e metereologiche nella quale è stata prodotta.

Il clima e il luogo dove viviamo con i suoi colori e i suoi paesaggi influenza moltissimo il nostro carattere e il nostro modo di vedere la vita e si rispecchia anche nelle opere d’arte prodotte, in ogni quadro c’è l’aria e l’atmosfera del paese nel quale è stato dipinto.

Giovanni Bellini, madonna del prato

Giovanni Bellini
Madonna del prato, 1505

Questa teoria, come ogni teoria, non è assoluta e ha delle eccezioni, ma è sicuramente interessante notare come i colori di un paese si inseriscono nella mente di un’artista quasi inconsciamente e si esplicitano poi nelle sue opere d’arte

Un’artista che non conosce la luce dei colori brillanti della Provenza difficilmente li metterà nei suoi quadri. E proprio dai paesi e dalle città con un clima caldo e luminoso vorrei partire, perché amo coloro che hanno saputo mettere la luce tersa e vivida del sole.

Un’artista è in generale più sensibile a ciò che lo circonda: percepisce luci, ombre e colori con gli occhi del cuore e ne assorbe emozioni e sensazioni.

Gli impressionisti, corrente pittorica del XIX secolo, amavano la Provenza e nei loro quadri sono così presenti il sole e i suoi vividi colori. Avevano capito e visto che l’ambiente brillante di quelle terre poteva offrire uno spunto per la loro ricerca cromatica e per i loro quadri.

La passeggiata di Claude Monet ha una brillantezza quasi accecante: l’artista ha saputo captare tutta la luminosità del luogo.

Anche Gauguin penso si fosse “riempito” il cuore e la mente con i colori delle sue terre esotiche.

Questa caratteristica è riscontrabile anche prima dei secoli moderni: la pittura veneziana ha saputo per secoli essere brillante e tersa come brillante e terso è il sole di Venezia e delle sue terre. Si narra che Canaletto fosse stato chiamato a Londra per dipingere delle vedute della città e che il suo committente trovasse poi il risultato troppo grigio rispetto ai quadri veneziani che conosceva: il povero artista, in realtà, non aveva fatto altro che sentire il colore dell’aria di quella città e riprenderlo nelle sue opere!

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Monet
La passeggia, 1875

Provate a vedere le opere di Lorenzo Lotto, Giovanni Bellini e Canaletto e troverete un brillantezza favolosa!

Vi invito, a questo proposito, ad andare a vedere i paesaggi dei pittori veneziani del Cinquecento e soprattutto di Giovanni Bellini e poi a farvi una gita nelle terre tra Venezia e Pordenone, passando per Castelfranco: troverete gli stessi paesaggi e gli stessi colori, sarà come entrare nelle loro opere d’arte.

Al contrario coloro che hanno vissuto nei paesi del Nord o in paesi dove regnano toni scuri e poco sole hanno creato un’arte più scura e persino angosciante a volte. Mi riferisco a Munch e alla pittura tedesca per esempio.

Caspar David Friedrich è un altro artista che ha inserito nei suoi lavori i toni cupi della natura. Nel suo caso questa caratteristica deve essere legata anche ad altri fattori storico-culturali quali il romanticismo.

Si potrebbe proseguire all’infinito con ogni opera d’arte e ogni artista, ma vorrei che questo articolo fosse solo uno spunto per leggere le opere e lascio a voi, adesso, la possibilità di vedere nell’arte la luce e i colori del paese nella quale è stata fatta.

 

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