Libri dimenticati e omologazione sociale

Libri dimenticati e omologazione sociale

[testimonial image=”” name=”Carlos Ruiz Zafón” title=”L’ombra del vento”]

Benvenuto nel Cimitero dei Libri Dimenticati, Daniel.

Mio padre si chinò su di me e, guardandomi negli occhi, mi parlò con il tono pacato riservato alle promesse e alle confidenze. «Questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e l’anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza.

Quando una biblioteca scompare, quando una libreria chiude i battenti, quando un libro si perde nell’oblio, noi, custodi di questo luogo, facciamo in modo che arrivi qui. E qui i libri che più nessuno ricorda, i libri perduti nel tempo, vivono per sempre, in attesa del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore, di un nuovo spirito. Noi li vendiamo e li compriamo, ma in realtà i libri non ci appartengono mai. Ognuno di questi libri è stato il migliore amico di qualcuno, adesso hanno soltanto noi, Daniel.

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In questi giorni sto scrivendo la mia tesi di dottorato e, per esigenze scientifiche,  ho dovuto cercare un romanzo del 1931. La fatica nel reperirlo è stata notevole: nessuna biblioteca sembrava averlo, nessuno lo editava più da decenni, ma, fortunatamente, l’ho trovato on-line usato. È una copia del 1938, quarta ristampa, quindi, visto il periodo, non andavano male le vendite.

Ho iniziato a leggerlo e, nonostante, un linguaggio decisamente anni ’30, non è male. Lo stile è delicato e la storia è carina. Mi sono chiesta perché, allora, non sia più stato letto. Non è la prima volta che me lo chiedo, molte volte mi sono immaginata cataste di libri ammuffiti che nessuno legge più. La domanda che mi ha sempre accompaganata è la seguente: perché ad un certo punto, alcuni libri non vengono più letti? Perché alcuni cadono completamente nell’oblio, mentre altri vengono riscoperti e ripubblicati? Qual è il meccanismo che sta dietro alle scelte editoriali?

Personalmente ho trovato alcune possibili ipotesi, ma tali restano. La prima che mi è venuta in mente, riguarda il periodo storico e la sensibilità comune della società. Forse un libro degli anni ’30 non può essere compreso e, di consegueza apprezzato, ottant’anni dopo. Cambiano i gusti, le dinamiche sociali, i costumi, i valori. Allora, perché i classici sono immortali? Qual è il loro valore aggiunto? Chi decide quale opera diventerà immortale e quale no? Il pubblico? La critica? Il mercato editoriale?

La seconda ipotesi è di stampo politico: autori, non solo di romanzi, di spessore culturale notevole, non sono più stati pubblicati dopo il periodo fascista, perché colpevoli di avere aderito alla dittatura o, comunque, di non essersi schierati apertamente contro di essa. Penso che, un atteggiamento del genere, penalizzi il mondo delle idee, che deve essere in divenire e non bloccato dai fantasmi di una paura antica. Fingere che non siano esistiti grandi pensatori sotto le dittature è un’illusione, la via della comprensione e della salvezza di buoni, se non ottimi lavori, sarebbe quella più sensata.

Infine, l’ultima ipotesi, riguarda un ambito che mi spaventa davvero: quello della manipolazione delle masse. Immagino che, in qualche modo, vengano decise a tavolino, quale opere possa leggere il pubblico per spingerlo a costruirsi un’idea precostituita. I valori non vengono scelti autonomamente, ma modellatti ad hoc in base alla situazione sociale che si vuole creare. Ovviamente, questo discorso è allargabile a tutti i media che veicolano informazioni o storie, a tutti coloro che sono in grado di penetrare il nostro inconscio e modificarlo.

Non ho trovato una risposta univoca ai miei dubbi. Penso alle mie tre ipotesi e valuto che, forse, tutte abbiano una certa validità. Ognuna compenetra l’altra, verso una realtà ancora più complessa e sfaccettata. All’orizzonte non vedo risposte definitive, ma, credo che la cosa più giusta, pur non trovando una verità assoluta, sia quella di non smettere mai di porsi interrogativi e di provare sempre a cercare delle risposte convincenti. Allenarsi al pensiero razionale e creativo, allo stesso tempo, può, forse, permetterci di essere un po’ meno coinvolti nella possibilià che più mi spaventa: la perdita dell’individualità attraverso la massificazione. La comunità è una grande risorsa, senza dubbio, ma l’individuo è il fulcro, la scintilla da cui le società nascono. Immaginate una moltitudine di scintille di colori diversi e vedrete un arcobaleno. Ora, immaginiamoci un blocco di scintille monocolore che brillano della stessa luce, con la stessa intensità: ne saremmo abbagliati e non saremo più in grado di distinguere una scintilla dall’altra.

(In copertina: Ritratto di Emile Zola, E.Manet, 1868)

Author

Sara
Dottoranda in letterature comparate, laureata in Scienze dei beni culturali con specializzazione in storia del teatro e del cinema. Ex pianista, attualmente si occupa di portare avanti il proprio progetto di ricerca universitario, in concomitanza scrive, soprattutto narrativa e pièce teatrali. Nel tempo libero legge tantissimi libri, guarda film internazionali e serie televisive statunitensi.

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