Pastiche

Pastiche

Studiando Proust ho scoperto che era solito, soprattutto in giovane età, comporre dei pastiche. Questa cosa mi ha molto incuriosita e ho iniziato a pensare quanto potrebbe essere utile svolgere un esercizio di questo tipo, soprattutto per chi si occupa di scrittura o è appassionato di letteratura.

È un componimento poco conosciuto, soprattutto ai giorni nostri, ma interessante sotto diversi punti di vista. Inizio col dire che un pastiche è l’incorporazione in un unico testo letterario o teatrale di frammenti diversi provenienti, ad esempio, da dialoghi tratti da altre opere, poesie, giornali o, in epoca più recente, da film e canzoni.

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Edizione del 1921 di Pastiches et Mélanges di Proust.

A partire dal XVII secolo, gli esercizi di imitazione detti “à la manière de” erano utilizzati per creare i pastiche. Era un modo per esercitarsi copiando lo stile di un autore o di una corrente letteraria, sfruttandone spesso la fama per farsi conoscere. Si va dalla citazione, al plagio di tipo parodico, all’omaggio dell’autore copiato, fino alla satira.

Si parla di pastiche già nella famosa Encyclopédie, sottolineando il fatto che questo non sia né un originale, né una copia, ma un testo scritto alla maniera di un altro artista, a dimostrazione di possedere le stesse qualità tecniche.

Proust, appassionato di questo genere, vi intitola addirittura un libro: Pastiches et mélanges del 1919, e si cimenta “à la manière de” Balzac e Flaubert.

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Indice dell’edizione di Pastiches et Mélanges del 1921.

Non mancano, in Italia, fautori di questo esercizio stilistico, rinominato pasticcio. Uno dei più noti poeti del nostro paese, Giacomo Leopardi, è tra coloro che si esercitano nei pastiches, ma non è l’unico esempio italiano di rilievo.

Infatti, Gianfranco Contini, critico italiano di spicco, riconosce in Carlo Emilio Gadda la vocazione del pastiche, con l’imitazione di parlate diverse e la commistione di linguaggi tecnici, arcaismi e trasposizioni di dialetti.  Sono da ricordare anche gli esperimenti del Gruppo 63, che utilizza il pastiche come parodia e trasformazione ludica dei testi classici.

La tendenza di trasformare la letteratura in gioco, togliendole l’aura di sacralità che l’ha sempre accompagnata, è tipica di buona parte della letteratura degli anni ’70 del XX secolo dove il pastiche diviene meno riconoscibile, in quanto viene utilizzato all’interno di una trama più formale e di contenuto nelle opere letterarie. Sempre nello stesso secolo, questo esercizio è evidente soprattutto nei giornali dei primi decenni, quasi ad indicare la decadenza della letteratura corrente rispetto a quella del passato.

Avvicinandoci ai nostri giorni, è possibile ravvisare la forma pastiche nel libro di Raymond Queneau Esercizi di stile che, in qualche modo, sottolinea l’affermarsi del postmodernismo. La letteratura postmoderna è ricca di questo elemento che porta a un’apertura del testo attraverso forme di intertestualità ed esplicite relazioni con altri testi.

Author

Sara Elisa Riva
Dottoranda in letterature comparate, laureata in Scienze dei beni culturali con specializzazione in storia del teatro e del cinema. Ex pianista, attualmente si occupa di portare avanti il proprio progetto di ricerca universitario, in concomitanza scrive, soprattutto narrativa e pièce teatrali. Nel tempo libero legge tantissimi libri, guarda film internazionali e serie televisive statunitensi.

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