Umiliati e offesi

Umiliati e offesi

[testimonial image=”” name=”Fëdor Dostoevskij” title=”Umiliati e offesi”]

Ebbene, ecco quello che voglio dire: se soltanto potesse avvenire, dico, che ciascuno uomo fosse obbligato a rivelare l’intimo fondo di sé stesso, ma in modo da non temere di dire non solo ciò che egli non direbbe mai agli altri uomini, non solo ciò che avrebbe paura di confessare ai suoi migliori amici, ma anche ciò che non osa confessare neppure a sé stesso, ebbene, in tal caso si spargerebbe nel mondo un tal fetore da soffocare tutti quanti.

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Oggi, per par condicio e per acquietare la lotta intestina dentro di me, voglio occuparmi, dopo aver dedicato il mio ultimo articolo a Proust, dell’altro mio amatissimo autore: Fëdor Dostoevkij.

Nasce a Mosca nel Novembre del 1821 e, dopo la morte della madre, si trasferisce, nel 1837, a San Pietroburgo, dove studia, malvolentieri, ingegneria militare. Quando, due anni dopo, il padre viene ucciso, Fëdor ebbe il primo attacco di epilessia: malattia che lo perseguiterà per tutta la vita. Nel 1844 lascia la carriera militare e nel 1846 esce, nonostante le difficoltà economiche e la salute cagionevole, il suo primo romanzo: Povera gente. Questo romanzo presenta già uno dei temi più importanti della produzione successiva: la sofferenza  dell’uomo degradato e incompreso dalla società.

Mi piacerebbe dilungarmi oltre sulla sua vita e sulle altre opere, ma per questioni di spazio, mi soffermerò sulla prima opera che ho letto e che mi ha letteralmente conquistata: Umiliati e offesi.

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La casa di Dostoevskij
Piazza de’ Pitti
a Firenze

Vanja, la voce narrante è l’alter ego di Dostoevskij, ed è la figura che funge da collegamento tra le relazioni che si sviluppano tra gli altri personaggi del libro. Egli è innamorato di Natasa e crede di essere destinato a diventare suo marito. Essendo intimo dei genitori di lei, conosce la sua storia passata, i problemi del presente, i pregi e i difetti.  Sfortunatamente, il principe Valkovskij, che in passato aveva permesso al padre di Natasa di fare fortuna, lo getta sul lastrico. Alëša, figlio del principe, si innamora di Natasa e viene ricambiato. Valkovskij,  però, è contrario alla relazione tra i due e riesce ad allontanare i due giovani, facendo conoscere al figlio la bella e nobile Katia.

Lo scrittore non risparmia nessuno: anche il principe, figura dannata e disprezzata, manipolatore delle vite altrui verrà umiliato e offeso dallo stesso Vanja, eroe e antieroe al tempo stesso, che gli rinfaccerà la sua profonda malvagità, fatta di spregiudicatezza e di cinici calcoli. Non riceverà, in cambio, che un sarcastico sorriso e la promessa di una vendetta spietata.

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Targa sulla casa dello scrittore russo,
a Firenze

L’aristocrazia viene fatta a pezzi e viene sottolineato il conflitto dei desideri e delle aspirazioni individuali, sempre più in linea con i valori borghesi che si vanno delineando. Alcuni critici hanno evidenziato come la figura di Vanja sia fortemente autobiografica: anche lui è un romanziere, oppresso da problemi economici, che crea un rapporto affettivo con i personaggi dei suoi romanzi, nei quali mette parte del suo modo di essere e di sentire. Anche la malattia è presente: le crisi epilettiche sono descritte qui, come in altri romanzi dello scrittore russo. La sensibilità di Dostoevskij è palpabile e presente nelle finissime descrizioni psicologiche dei personaggi, così dettagliate e precise da risultare vive. Evita di dare giudizi personali, nonostante la presenza fissa del male, che in questo caso si manifesta nela figura del principe.

Generalmente, nei libri dell’autore russo, non troviamo un lieto fine. Questa volta è diverso e conclude il romanzo con un richiamo ai valori di fede e umanità:

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Ti ringrazio, mio Dio! Ti ringrazio per tutto, per tutto, per la tua collera e per la tua misericordia! E per il sole che adesso, dopo la tempesta, torna a risplendere su di noi! Ti ringrazio per questo momento! Ah, che importa se siamo umiliati, se siamo offesi, purché stiamo di nuovo insieme e trionfino pure i superbi e i prepotenti che ci hanno umiliati e offesi!”

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Author

Sara Elisa Riva
Dottoranda in letterature comparate, laureata in Scienze dei beni culturali con specializzazione in storia del teatro e del cinema. Ex pianista, attualmente si occupa di portare avanti il proprio progetto di ricerca universitario, in concomitanza scrive, soprattutto narrativa e pièce teatrali. Nel tempo libero legge tantissimi libri, guarda film internazionali e serie televisive statunitensi.

One comment

  • Per me Dostoevskij è sempre stato uno scrittore di difficile “digeribilità” ma non c’e’ dubbio uno dei migliori in assoluto dell’Ottocento.

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