Un paio di occhiali- La realtà molteplice di Anna Maria Ortese

Un paio di occhiali- La realtà molteplice di Anna Maria Ortese

Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera.

 

Anna Maria Ortese
Corpo Celeste

Tra le letture di questo periodo rientra Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese. Mi sono avvicinata a questa autrice su consiglio di un’amica e, devo ammetterlo, mi si è spalancato davanti un mondo nuovo.

Il primo racconto di questa raccolta, Un paio di occhiali, mi ha colpito profondamente: i diversi piani di realtà presenti hanno solleticato la mia curiosità e hanno vinto la mia reticenza a leggere le opere della Ortese. La delicatezza della scrittura contrasta brutalmente con la violenza psicologica, che si manifesta più volte e in differenti modi, nell’arco del primo racconto.

Quello che inizialmente ci viene mostrato è uno spaccato della Napoli del dopoguerra, dove Eugenia, bambina di dieci anni, vive insieme alla famiglia in un quartiere povero e degradato della città. Eugenia ha un difetto alla vista e questo la costringe a guardare quello che la circonda in modo diverso rispetto altri. Intorno a lei il mondo non è nitido, immerso in una nebbia sfocata in cui i colori vividi, che balenano nel mare della sua forte miopia, sembrano essere stimoli invitanti.

La povertà della sua famiglia sembra, però, impedire alla ragazzina di conquistare, attraverso lo sguardo, quel mondo che tanto la incuriosisce, obbligandola a osservare nei dettagli solo le cose e le persone molto vicine a lei. Così conosce perfettamente i volti dei suoi genitori e dei fratelli, che osserva attentamente prima di dormire, mentre rimangono nascosti i visi delle persone che passeggiano per strada e che vivono nel suo stesso palazzo.

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Anna Maria Ortese

Fortunatamente, almeno in apparenza, la zia di Eugenia si offre di comprarle i tanto utili e desiderati occhiali e, questo, genera nella nipote un’impaziente aspettativa. L’attesa degli occhiali nuovi innesca la prima violenza: la zia continua a rinfacciare alla piccola e alla sua famiglia il costo degli occhiali, in un alternarsi di crudeltà mentali e di violenza fisica.

I maltrattamenti che Eugenia subisce, tuttavia, non le impediscono di provare una gioia estatica nel momento in cui riesce a tenere in mano, per la prima volta, i suoi bellissimi occhiali dalla montatura dorata. Finalmente, potrà osservare con occhi nuovi quello che la circonda. Tenendo il lettore con il fiato sospeso, la Ortese invita a guardare attraverso gli occhiali di Eugenia, per condividere con lei la nitidezza del mondo.

Il risultato sarà disastroso: la ragazzina, per la prima volta, riesce a distinguere con limpida chiarezza quello che la circonda. I vicini di casa, la povertà dipinta sui volti smagriti, il decadimento del luogo dove vive e la miseria in cui, tutti loro, sono immersi. L’impatto sarà violentissimo ed Eugenia, presa da un fortissimo malore, vomita sul selciato. I vicini spiegano, ai genitori preoccupati e alla zia furibonda, che teme di avere gettato i suoi soldi, che è una reazione normale quando si mettono per la prima volta delle lenti correttive. La verità è, ovviamente, un’altra e va ricercata nella sensibilità spiccata che la Ortese aveva nell’osservare il mondo, questa volta, attraverso gli occhi di Eugenia.

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Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese.

Il personaggio di Eugenia ci permette di vivere, almeno, tre realtà differenti. La prima è quella percepita, una sorta di velo di Maya che, attraverso il difetto visivo,  impedisce di vedere il mondo per quello che è veramente. La seconda è la realtà immaginata, quella del sogno e del desiderio, che ci culla, nonostante qualche brusca interferenza (i ricatti e le botte della zia, in questo caso), facendoci credere alla possibilità di una vita migliore. La terza è celata dietro al velo schopenariano, nascosta a chi non vuole o non può guardare lucidamente, cruda e spietatamente reale.

Davanti alla violenza della realtà, giunge, almeno per il mio percepito, una vaga nostalgia per “l’inganno consueto” montaliano che, nonostante terrorizzi con la paura del nulla, reca un certo sollievo davanti a tanta miseria e orrore.

Link al libro:

Anna Maria Ortense, Il mare non bagna Napoli

Author

Sara Elisa Riva
Dottoranda in letterature comparate, laureata in Scienze dei beni culturali con specializzazione in storia del teatro e del cinema. Ex pianista, attualmente si occupa di portare avanti il proprio progetto di ricerca universitario, in concomitanza scrive, soprattutto narrativa e pièce teatrali. Nel tempo libero legge tantissimi libri, guarda film internazionali e serie televisive statunitensi.

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