Melbourne, ovvero, la bellezza per errore

Melbourne, ovvero, la bellezza per errore

[testimonial image=”” name=”Milan Kundera” title=”L’insostenibile leggerezza dell’essere”]

In Europa la bellezza è sempre stata premeditata. C’è sempre stata un’intenzione estetica e un progetto a lungo termine; ci sono voluti decenni per costruire, secondo quel progetto, una cattedrale gotica o una città rinascimentale. La bellezza di New York ha una base completamente diversa. È una bellezza inintenzionale. È sorta senza intenzione da parte dell’uomo, un po’ come una grotta di stalattiti. Forme in sé brutte si trovano per caso, senza un piano, in ambienti così incredibili che di colpo brillano di una poesia magica.

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Mentre vivevo a Melbourne, le parole di Franz ne L’insostenibile leggerezza dell’essere mi ronzavano nella testa. Avevo trovato un’edizione inglese di questo libro in biblioteca e, insieme a Le città invisibili di Italo Calvino, lo portavo sempre con me.

Sin dal primo giorno la bellezza di Melbourne non ha fatto che commuovermi. Cose non belle entravano in collisione tra loro generando impossibili visioni poetiche. Pensavo ripetutamente all’ombrello che incontra la macchina da scrivere sul tavolo operatorio (Lautréamont) e mi sentivo inebetita, sciocca. Nutrivo insomma un desiderio fortissimo di interrogare questa bellezza così diversa da quella a cui ero abituata in Italia.

Mi misi dunque a prendere appunti su tutte le immagini che mi trovavo davanti: le belle gambe di donna ritagliate dal resto della figura e incorniciate dal vetro basso di un autobus, una mattina presto; un monumento ai caduti che possedeva la delicatezza di un castello di sabbia sul punto di sgretolarsi; la torretta araba tra due grattacieli che rimbalzavano ogni riflesso azzurro del cielo; un lungo telo bianco che, vedendolo di scorcio, scambiai per un velo da sposa. E la musica dei pianoforte sparsi per la città; gli scacchi giganti davanti alla biblioteca dove Marco Polo e Kublai Khan avrebbero potuto giocare la loro partita. Immagini come queste popolavano la mia agenda.

In quel periodo, lessi e rilessi Le città invisibili e il dialogo tra Franz e Sabina, convinta che vi avrei trovato una descrizione di Melbourne. Al mio occhio distratto il suo disegno continuava a sfuggire; finché, un giorno, trovai una mappa.

Extended Melbourne Labyrinth

Jan Senbergs, Extended Melbourne labyrinth, 2013

Non si trattava di una cartina: non aveva struttura, era piuttosto un confuso guazzabuglio. Si trattava di una mappa della memoria. In Extended Melbourne labyrinthJan Senbergs ricostruisce la struttura della città da una prospettiva a volo d’uccello. L’ispirazione gli arriva dalle cartine di città europee dipinte centinaia di anni prima dagli artisti del Rinascimento e del Medioevo. Queste antiche mappe non erano usate dai viaggiatori per muoversi da un posto ad un altro, viceversa, venivano esibite all’interno delle chiese perché tutti potessero ammirarle e sentirsi orgogliosi della propria città. E così facevano i visitatori del museo. Passavano davanti a Extended Melbourne labyrinth e indicavano la zona in cui avrebbe dovuto trovarsi la loro casa.

Non io. Per me il quadro di Senbergs funzionava come un oracolo. Volevo leggervi la reale forma di Melbourne, il suo disegno segreto: quello che giustificava le intense visioni di bellezza capaci di commuovermi. Passai dunque molto tempo davanti a quella mappa e fui spesso colta dal desiderio di andare ad interrogare il suo autore: volevo parlargli di Eudossia, una delle città calviniane, la cui architettura si basa su quella di un tappeto conservato in un museo, proprio come quella sua mappa inventata. Entrambe astrazioni che descrivevano due città fatte di caos.

Interrogare la mappa era rassicurante, ma non dava risposte univoche, in quanto la caratteristica principale della bellezza di Melbourne era racchiusa nella sua imprevedibilità, priva di qualunque progetto o intenzione.

Così risponde Sabina alle parole di Franz sulla bellezza di New York:

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Una bellezza inintenzionale. Sì. Si potrebbe anche dire: la bellezza per errore. Prima di scomparire definitivamente dal mondo, la bellezza esisterà ancora un poco per errore. La bellezza per errore è l’ultima fase della storia della bellezza.

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Melbourne come New York incarna forse la bellezza per errore? Ricca, variegata, causale, è estranea alla bellezza europea. Tuttavia, cosa intende Sabina? Che, forse, in mancanza di un progetto umano, quando l’uomo abbandonerà l’intenzione di considerarla come parte indispensabile della propria vita, la bellezza continuerà ad esistere? Sì, la bellezza di Melbourne era segreta ed esisteva indipendente da tutto. Ciononostante, le previsioni di Sabina sulla sua fine non riflettono che lo spirito del suo personaggio – così come il romanzo di Kundera disegna soltanto una delle carte dell’esistenza. Perché non considerare l’ultima fase della storia della bellezza come la fine di un nastro che si riavvolge su se stesso per poi ricominciare il suo giro?

Author

Sara Prina
Laureata in Comunicazione Visiva all’Accademia, si specializza successivamente in Storia dell’Arte. Rimane in Australia per un anno. Disegna, scrive e inventa. Ama leggere libri e fumetti, ascoltare musica degli anni Settanta e andare al cinema.

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